mappatura buone pratiche inclusione lavorativa richiedenti protezione internazionale

Eurocoop servizi

Cooperativa Sociale 

Questa iniziativa – realizzata dall’ente promotore – è stata selezionata per la Mappatura delle buone pratiche per l’inclusione lavorativa di migranti e rifugiati curata dal Settore Economia e Lavoro di Fondazione ISMU ETS.

L’obiettivo

Eurocoop Servizi è nata con l’obiettivo di promuovere l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, ma ha ampliato la propria attività avviando un servizio di accoglienza rivolto ai migranti, con lo scopo di favorire l’autonomia e l’integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Nel 2025 la cooperativa ha festeggiato 26 anni di attività, consolidandosi come un’organizzazione solida con una chiara capacità di investimento sul territorio. Oggi la cooperativa rappresenta un modello di innovazione sociale e di sviluppo locale, capace di integrare accoglienza, lavoro e servizi per la comunità.

ENTE PROMOTORE 

Eurocoop servizi – Cooperativa Sociale 

QUANDO 

La cooperativa è nata nel 1999 con l’obiettivo di offrire opportunità lavorative per persone svantaggiate nella comunità del piccolo paese di Camini, in un contesto segnato dallo spopolamento.  

DOVE 

Camini 

GLI AMBITI DI INTERVENTO 

Matching domanda/offerta di lavoro; Tirocini e accompagnamento al lavoro;  Job creation e auto-imprenditorialità; Rafforzamento delle competenze, alfabetizzazione ed educazione civica come strumenti per l’inserimento lavorativo; Formazione e sviluppo professionale;  

IL TARGET 

Richiedenti asilo e rifugiati beneficiari dei progetti SAI. Si tratta di un gruppo eterogeneo per genere ed età, comprendente uomini, donne e famiglie, con una prevalenza di migranti afghani, ma anche altre nazionalità. 

LE ATTIVITA’ 

L’iniziativa è stata promossa da un gruppo di giovani locali con la volontà di creare occupazione sia per chi aveva deciso di rimanere sia per chi era già emigrato. Un momento cruciale nella storia della cooperativa è stato il 2011, quando l’associazione ha iniziato a occuparsi di accoglienza di migranti. La comunità locale ha dimostrato disponibilità ed entusiasmo nell’ospitare nuovi abitanti, permettendo un duplice effetto: sostenere chi scappava da guerre e situazioni drammatiche e, allo stesso tempo, contribuire alla sopravvivenza e al rilancio del paese. L’approccio è stato “strategico” e cauto e ha bilanciato l’arrivo di persone singole, famiglie e nuclei monoparentali per mantenere le dimensioni della comunità. In un borgo con circa 200 abitanti, la cooperativa è riuscita ad accogliere un numero altrettanto grande di persone.
L’integrazione dei migranti ha permesso di ristabilire un equilibrio demografico, ripristinare servizi pubblici precedentemente dismessi e avviare nuove attività sociali ed economiche, agendo spesso come “sostituto” nella creazione di servizi per rispondere sia ai bisogni dei residenti sia a quelli delle persone accolte.
Il recupero del centro storico e delle case abbandonate ha rappresentato un momento fondamentale, perchè dalle poche abitazioni disponibili nel 2011, la cooperativa è riuscita a creare circa 118 posti per l’accoglienza, coinvolgendo la comunità locale e volontari internazionali, collocati presso famiglie che offrivano vitto e alloggio. L’esperienza di ospitalità dei volontari internazionali, avviata grazie a una collaborazione con un’associazione di Londra, ha permesso di finanziare ulteriori attività senza ricorrere a fondi pubblici.
Il modello della cooperativa si articola su due livelli principali. Da un lato, la gestione diretta dell’accoglienza dei migranti. La cooperativa è infatti Ente Gestore in proroga tecnica del Progetto SAI del Comune di Camini e mette a disposizione abitazioni, supporto scolastico e familiare, servizi psicologici e attività di integrazione sociale. Dall’altro, lo sviluppo di attività complementari, tra cui laboratori artigianali (ceramica, tessitura, cucito, liuteria, riciclo creativo), una piccola fattoria didattica, orti sociali e strutture ricettive come ristorante e bed and breakfast.  L’obiettivo dei laboratori non è strettamente lavorativo, ma educativo e sociale ed è volto a favorire l’interazione tra migranti, comunità locale e operatori e creare spazi in cui i partecipanti possano aprirsi e prendere familiarità con il contesto locale. In alcuni casi, i laboratori possono anche offrire opportunità di sviluppo professionale; per esempio, un giovane migrante coinvolto nel laboratorio di ceramica ha poi assunto un ruolo di responsabilità nella gestione dell’attività.
L’inserimento lavorativo rappresenta un pilastro fondamentale del progetto di accoglienza. All’arrivo, la cooperativa realizza un bilancio delle competenze dei migranti, al fine di valorizzarne le esperienze pregresse e le qualifiche professionali, laddove possibile. Nella maggior parte dei casi l’orientamento avviene verso gli ambiti caratterizzati da una maggiore domanda occupazionale a livello locale, in particolare nei settori della cucina, dell’agricoltura e della ristorazione.
La cooperativa, anche in collaborazione con una rete di partner territoriali, organizza anche percorsi formativi, che comprendono sia la formazione tecnica sia il supporto all’apprendimento della lingua italiana.  

LE FONTI DI FINANZIAMENTO 

Autonome e locali, nazionali, europee tramite la partecipazione a bandi. 

RISULTATI OTTENUTI IN TERMINI QUANTITATIVI 

Attualmente, la cooperativa di Camini ospita circa 125 persone nell’ambito di progetti di accoglienza, che si articolano tra i corridoi umanitari della Chiesa valdese e i programmi del Ministero dell’Interno. Una parte significativa degli ospiti (60), completati i percorsi di accoglienza, ha deciso di stabilirsi autonomamente nel paese, trovando occupazione e una abitazione.  

I RISULTATI OTTENUTI IN TERMINI QUALITATIVI 

La presenza della cooperativa ha rinvigorito l’economia locale promuovendo circolarità e sostenibilità. L’apertura di laboratori artigianali, orti sociali, una fattoria didattica, un ristorante e un bed and breakfast ha creato nuove opportunità di lavoro sia per i residenti che per i migranti. L’autofinanziamento di molte delle attività, attraverso il reinvestimento dei proventi delle strutture ricettive e dei laboratori, ha reso possibile la continuità dei progetti senza la dipendenza esclusiva da fondi pubblici o bandi.
Sul piano sociale, la cooperativa ha inoltre favorito la costruzione di reti di solidarietà e di partecipazione comunitaria. L’inclusione dei migranti non si è limitata all’accoglienza materiale, ma ha coinvolto la popolazione locale in attività di ristrutturazione del centro storico, ospitalità dei volontari internazionali e supporto ai migranti di recente arrivo. Questo processo ha generato un senso di appartenenza condiviso e ha trasformato la percezione della migrazione da fenomeno problematico a opportunità di rigenerazione del territorio. La presenza di nuovi abitanti ha infatti permesso la riapertura e la creazione di servizi pubblici e privati precedentemente assenti, come una scuola, un bar e un ristorante, contribuendo a rivitalizzare l’ambiente del borgo. 

I PUNTI DI FORZA 

L’accoglienza ha avuto effetti tangibili sulla vita del borgo: ha contribuito a frenare lo spopolamento, a riattivare servizi e a rivitalizzare il tessuto sociale locale. La popolazione autoctona ha generalmente reagito positivamente: la fiducia nella cooperativa e nei suoi operatori ha facilitato un’accoglienza serena e le poche resistenze si sono manifestate in comportamenti di disagio limitati, senza episodi significativi di conflitto. 

CRITICITA’ 

La cooperativa rileva diverse criticità legate al contesto territoriale e ai limiti strutturali dei servizi locali. Le difficoltà principali riguardano la gestione quotidiana in un territorio complesso come quello di Locri, dove la carenza di servizi incide direttamente sulla qualità della vita e sui percorsi di integrazione. 
Un’ulteriore criticità riguarda il funzionamento del sistema di accoglienza. Secondo la cooperativa, non è realistico prevedere che una famiglia possa raggiungere la piena autonomia economica e sociale in un periodo limitato di due o tre anni. Si sottolinea la necessità di distinguere tra i percorsi di accoglienza rivolti a persone singole e quelli destinati ai nuclei familiari, poiché i tempi e le dinamiche di inserimento risultano molto diversi. Le famiglie con figli piccoli o con genitori adulti incontrano maggiori difficoltà a integrarsi sia nel tessuto sociale sia nel mercato del lavoro, rendendo necessario un accompagnamento più lungo e mirato. La mancanza di un supporto strutturato dopo la conclusione dei progetti di accoglienza rappresenta una delle principali lacune del sistema di welfare, che non prevede misure di continuità e lascia spesso le persone prive di strumenti per proseguire autonomamente il proprio percorso.
Un ulteriore tema critico evidenziato riguarda la disponibilità di alloggi nel contesto locale. Molte case nel borgo sono abbandonate, inagibili o necessitano di ristrutturazione, rendendo difficile per alcuni migranti stabilirsi definitivamente, nonostante il desiderio di farlo. In ogni caso, la cooperativa mantiene un supporto continuo verso chi resta nel borgo, assicurando un legame con la comunità e una rete di riferimento in caso di problemi.
A queste difficoltà di ordine locale si aggiunge un elemento di instabilità derivante dal quadro politico generale. Le decisioni prese a livello nazionale influenzano in modo significativo la gestione e la sostenibilità dei progetti di accoglienza. Pur cercando di sviluppare iniziative e opportunità lavorative indipendenti dai finanziamenti istituzionali, la cooperativa si trova a operare in un contesto politico e normativo caratterizzato da incertezza, che rende complessa la pianificazione di interventi strutturati sul lungo periodo. 

PROSPETTIVE FUTURE 

La cooperativa desidera continuare ad impegnarsi nella creazione di nuove opportunità e nel rafforzamento del legame con la comunità locale. Si definisce una realtà “in salute”, che pone al centro del proprio operato il territorio e le persone che lo abitano.
Tra le iniziative più recenti si segnala la costituzione di una nuova cooperativa, denominata Yuji Mare, finalizzata alla gestione di una ciclovia e di un caseificio sociale. Questo progetto, realizzato anche grazie al sostegno di diversi enti e organizzazioni del terzo settore, rappresenta un ulteriore passo verso la valorizzazione del territorio e la creazione di opportunità di occupazione. L’iniziativa non si limita al comune di Camini, ma mira a coinvolgere un’area più ampia, che abbraccia la fascia tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno, includendo persone di diversa provenienza che condividono un senso di appartenenza alla comunità locale.
La cooperativa è inoltre impegnata nella progettazione e nella partecipazione a bandi regionali, nazionali e europei, sia come capofila sia come partner di reti di collaborazione, sinergie che permettono di accedere a nuove risorse e di sviluppare progettualità condivise. L’obiettivo principale non è la mera acquisizione di finanziamenti, ma la realizzazione di azioni efficaci, sostenibili e orientate a un impatto concreto sul territorio. Nel corso degli anni, la cooperativa ha infatti costruito una reputazione solida, che deriva anche dalla capacità di avviare e sostenere le proprie iniziative economiche nate senza fondi pubblici. Alcuni di questi progetti hanno poi ricevuto sostegno attraverso finanziamenti mirati, come nel caso del laboratorio di tessitura realizzato con il contributo dell’otto per mille della comunità buddista o del progetto promosso con la Fondazione Con il Sud.
Nel complesso, la prospettiva futura della cooperativa è quella di rafforzare e ampliare la rete di collaborazioni, promuovendo nuove progettualità e creando occasioni che possano favorire il consolidamento della comunità locale. 

 

SITO WEB 

CONTATTI info@eurocoopcamini.com